Lo spreco alimentare


Salve, sono lo “spreco alimentare” o come mi chiamano in ambito internazionale “food waste”. Non esiste un modo ufficiale di definirmi, ma nel 2014 la FAO (Food and Agricolture Organization of the United Nations) ha dichiarato che “lo spreco alimentare (food waste) è parte della perdita di cibo (food loss) e si riferisce all’eliminazione o all’uso alternativo (non alimentare) di alimenti che sono sicuri e nutrienti per il consumo umano, lungo l’intera filiera alimentare, dalla produzione primaria al consumatore finale”. In pratica, con “food losses”, si indicano le perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, principalmente in fase di semina, coltivazione, raccolto, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola; con “food waste”, invece, si indica lo spreco che avviene durante la trasformazione industriale, la distribuzione e il consumo finale.

Sia io che il “food loss” siamo diventati un po’ troppo abbondanti, tanto da diventare uno scandalo se si pensa a chi soffre la fame e anche un problema per la salute del nostro pianeta. Avendo origini diverse, anche i modi per ridurre la nostra crescita sono differenti. Pensa che ogni giorno nel mondo si perdono o si sprecano tonnellate di cibo commestibile. Solo tra la raccolta e la vendita, buttiamo circa il 14% di tutti gli alimenti prodotti. E non va certo meglio quando si parla delle abitudini dei consumatori. Basti pensare che tra avanzi del pasto e alimenti lasciati scadere, le case italiane destinano alla pattumiera 2.200.000 tonnellate di cibo ogni anno; circa 36,54 chilogrammi a testa.
Per quanto mi riguarda, per trovare soluzioni efficaci è importante che tu capisca la differenza tra “rifiuto” e “spreco”.


Quindi, mentre il rifiuto è in parte inevitabile, lo spreco è legato al nostro comportamento e si può eliminare.